giovedì 31 dicembre 2009

the simple life

hai una richiesta di amicizia-mostra le foto in cui ci sono io-guarda i miei video-a cosa stai pensando?-aggiungi agli amici-visualizza tutti i 16 commenti-a XXX piace questo elemento-parla con un personaggio a caso-XXX è stato taggato in una foto-hai ricevuto 3 inviti a dei gruppi-vuoi iscriverti a questo gruppo?-XXX ha commentato il tuo stato

suggerimenti-reti-situazione sentimentale-città natale-città in cui ti trovi adesso-amici in comune

mostra tutto-conferma-ignora


ignora tutto

lunedì 28 dicembre 2009

inutile stare a pensare perchè l'importante pare sia l'avere sempre il coltello dalla parte del manico. in un modo o nell'altro. essere in controllo della situazione. non cedere nonostante tutto.

il punto è non concentrarsi su una cosa sola ma su molte contemporaneamente. ed essere pronta a saltare. ma esserlo davvero. non immergersi mai fino in fondo. bagnarsi solo la punta delle dita. il rischio è perdersi il meglio.

giovedì 10 dicembre 2009

e ci sono volte in cui ti ritorna la fiducia. come questa. fini di giornate imprevedibili. ti organizzi per vederti con un'amica in un pub e finisce che vi trovate a parlare con persone che prese singolarmente rientrano nell'ordinaria categorizzazione della vita, fin quasi a sfiorare la banalità, ma che casualmente accostate-aggregate-mescolate in un posto ristretto riescono a trasformare l'intera serata, come se il gruppo che ne viene fuori fosse quasi sbucato da un romanzo con un finale inaspettato. e nell'insieme ti appaiono come i personaggi più assurdi: un pittore, un poliziotto della scientifica, due baristi di lunga data, uno studente di legge e una di letteratura, tu, praticante avvocato e tante altre comparse allegre sullo sfondo. a parlare di tutto e di niente, a ridere come se vi conosceste da sempre. folle mix ad alta esplosività. ma questa esplosione non fa morti o feriti. no. questa esplosione ti ricorda perchè sei innamorata della gente.

martedì 8 dicembre 2009

upside down

a volte sento un bisogno fisico di toccare quello che vedo. un albero. una panchina. una macchina. un portapenne. quasi ad assicurarmi che sia tutto reale o che io non stia scomparendo. sento la necessità di far scorrere le dita lungo superfici-bordi-spigoli. di percepire la consistenza e la fissità di quel singolo oggetto in quel dato momento. a volte preferisco vederci altro, nelle cose. come i cavi elettrici lungo i binari. quelli che si vedono dal finestrino del treno. guardo incantata il loro scorrere. la loro fuga oltre il quadrato di vetro. e il loro accostarsi-allontanarsi-incorciarsi l'uno con l'altro. come la scia di due mosche che resta disegnata nell'aria. mi piace stare seduta con le spalle alla meta, il non poter vedere quello che arriva prima dell'istante stesso in cui attraversa il mio campo visivo. all'improvviso e velocemente. mi dà modo di non poterlo fissare, di non poter afferrarlo ma di dover semplicemente guardarlo passare, senza alcun potere. sensazioni contrapposte.

...et j'entends siffler le train

mi piace svegliarmi all'alba per partire. nuvole che si diradano-il cielo blu elettrico che si rischiara alle sei e mezza di mattina. la gente ancora assonnata, braccia e gambe intorpidite, con il corpo che si muove prima del cervello. c'è una strana calma, di mattina. la quiete prima della tempesta quotidiana. le parole vengono quasi sussurrate, a quest'ora, come se tutti avessero paura di svegliare qualcuno. e si incontra la gente più disparata. gente che sta finendo il proprio turno e gente che sta per iniziarlo. vedi il mondo passarsi il testimone per continuare in questa staffetta infinita così che tutto continui a funzionare in modo liscio e ben oliato. senza intoppi o ritardi. il grande orologio della vita. tic tac tic tac. siamo tutti lancette che devono fare il proprio giro di quadrante. siamo secondi-minuti-ore. e ognuno verso un obiettivo temporaneo o definitivo che sia. c'è una pubblicità, credo di qualche compagnia di elettricità. si vede tutto dall'alto, quasi dei modellini i palazzi, i parchi e quasi miniature le persone. un immenso colorato formicaio. ecco cosa siamo. in scala 100:1. riusciamo solo a muoverci più velocemente con quello che abbiamo creato. con i treni, le macchine, gli aerei. con internet. e alla fine ognuno vede ciò che vuole vedere. ciò che gli è utile in un modo o nell'altro. ciò che gli agevola la strada. si tende a dimenticare il resto. e si perde il termine di paragone. io scrivo per non dimenticarlo.

sabato 5 dicembre 2009

la storia non si fa con i se alias un'altra possibilità

Vivamo in un mondo che è l'espressione di una sola unica possibilità tra le infinite che avremmo potuto scegliere di vivere. ogni risposta a ciascuna di queste domande. e se non avessimo inventato le macchine? non saremmo schiavi di stupide linee disegnate per terra, gialle-bianche-blu che delimitano i nostri spazi e la cui singola violazione non punita ci sembra una conquista che ci dà una certa soddisfazione. delle stupide linee disegnate per terra. e se non avessimo inventato i semafori? Luci colorate continuano a-indirizzarci-a-farci-stare-fermi-a-farci-ripartire. e se non avessimo inventato la pubblicità? le cose non avrebbero cambiato nome. uno straccio da terra non si sarebbe chiamato mociovileda. una pastiglietta bianca non si sarebbe chiamata aspirina. E una persona non ci sarebbe sembrata anonima per il solo fatto di non mostrare scritte-marchi-simboli per noi riconoscibili e rassicuranti. E se non avessimo inventato i computer, i cellulari? potremmo guardarci in faccia senza avere paura di uno sguardo diretto che ora ci dà la sensazione di una prepotenza. non avremmo paura delle altre persone. I sorrisi sarebbero la normalità, forse. E se non avessimo inventato gli aerei? Ogni viaggio avrebbe avuto il suo gusto, ogni singolo minuto avrebbe avuto il suo ruolo. Ora non contano più, i minuti. I minuti sono quello che prima erano le ore, i giorni. Meno se ne impiegano, meglio è, per andare da una parte ad un’altra. Il corpo del nostro tempo è diventato uno scheletro. Occhi-capelli-carne-denti-labbra gettati via. Bastano i muscoli e le ossa perché il tutto stia in piedi. E in fondo, gli scheletri hanno tutti la stessa forma.

giovedì 3 dicembre 2009

...

come piccole formiche ci affanniamo per portare le nostre briciole a casa. guardo la gente in metropolitana e, ad estraniarsi un po', si riescono a vedere tutte le dinamiche di vita da un punto da cui appaiono così assurde, quasi, così tragicamente comiche. se si potesse solo godere del mondo invece di passare l'intera esistenza a fare qualcosa che non ci piace, per lo più. ci si perde un sacco di esperienze, là fuori. un sacco di cose che non vedremo mai, nel nostro essere fagocitati in piccoli mondi incapsulati, dove ci dimeniamo per il beneficio di qualcosa o qualcuno sconosciuto. e la rabbia impotente quando scopriremo che non si può recuperare nulla e per non cadere in una depressione disperante ci loderemo da soli per quanto di materiale siamo riusciti ad accatastare, perchè di tutto il resto avremo quasi del tutto perso coscienza. ma c'è un intero mondo, fuori, a cui io non voglio rinunciare. è difficile non farsi circuire da tutto questo quando tempo per altro non ne hai e quando la tua vita ruota intorno al lavoro. e il poco tempo libero che hai lo passi pigramente in casa, sul divano, a guardare qualche stupido programma domenicale, con finta gente immersa in finte relazioni che ti lancia ammiccanti falsi sorrisi da quel suo set di celluloide e silicone rinchiuso in una scatola.

martedì 1 dicembre 2009

non bisogna cascare nella trappola. anche se ce la si sta costruendo intorno da soli. nessuna debolezza-necessaria coerenza.

lunedì 30 novembre 2009

sentimenti discordanti incontrollabili affastellati l'uno sull'altro-mi riesce difficile dominarli e dominarmi. non so mai come finiranno le mie giornate nè se avranno lo stesso sapore per tutto il tempo o se passerò dall'amaro al dolce al salato all'insipido nel giro di poche ore. da un lato è quello che voglio, dall'altro, senso di vacuo e dispersione. non sento una meta precisa un obiettivo vero e proprio né futuribili progetti schedati nella mia testa che mi guidino in automatico. un po' alla deriva. le energie vanno e vengono. gli entusiasmi anche. oggi sono rimasta senza. poche cose mi fanno stare bene ultimamente ma non so se siano surrogati oppure no. non in vena di trucchi od espedienti. non in vena di spiegazioni. non in vena di sensi di colpa. datemi qualcosa di nuovo. che non conosco già.
datemi il mio Perfect Day

giovedì 19 novembre 2009

quando ti svegli in ritardo il tuo istinto di sopravvivenza fa scattare il tuo corpo prima del tuo cervello e ti stupisci dell'automatica coordinazione mani-gambe e di quanto tu riesca ad essere veloce-mirata-precisa nonostante ancora non riesca a mettere insieme un pensiero compiuto.

martedì 17 novembre 2009

periodo haiku

tempo di frasi brevi.
quasi spezzate.
essenziali.

Vintage '60

ascolto revival anni 60 ma anche un po' di nicchia. lascio solo che la musica mi scorra addosso e che le vibrazioni mi entrino lentamente nel cervello. in un cubo di vetro sto. oggi per nulla dinamica. stanchezza che sale insieme al vino. pensieri sparsi, si accavallano continuamente mentre cerco di scrivere a ritmo di aretha franklin sui tasti di questo mac. piccole sfide con il mio corpo, senza nessuna pretesa. le tastiere sono i nostri piccoli pianoforti e c'è chi sa suonare bene e chi invece riesce a malapena a mettere insieme due note. a qualcuno le lettere che vanno a comporre parole scorrono attraverso piccoli fasci di muscoli ed escono dalla punta delle dita. si sente la loro forza come raggi di energia che si riversa all'esterno quasi incontrollabile. una silenziosa musica che non puoi ascoltare ma puoi vedere.

domenica 15 novembre 2009

quarta dimensione

vedere le cose che ti circondano in tutt'altro modo. sentirle come se fossero un'estensione del tuo corpo. le foglie colorate sugli alberi. i fili d'erba brillantemente verdi. le venature delle pietre come minuscoli universi a se stanti ma fluidamente integrati con il resto, come scatole cinesi, come un gioco ad incastro perfettamente congegnato. e tutto respira secondo un'onda temporale costante e invisibile. e non puoi fare altro che guardare e adeguarti all'ipnotico ritmo, come se fossi parte di una danza segreta. e in quell'istante sai che è così, che esiste davvero e ti intristisce infinitamente pensare che quando il tempo scorre senza che tu te ne accorga perchè presa da mille altri pensieri pratici e susseguenti non riesci a vederla. ma sai che è sempre lì e vorresti poterla sentire e sentirtene parte sempre, in ogni momento, perchè hai la sensazione che non viverla continuamente sia una perdita, un allontanamento dalla realtà vera, dall'essenza delle cose, del mondo. e in quel momento percepisci una certezza, una sicurezza che non avresti mai creduto di poter avere, non sei scalfibile da alcun dubbio, quello che senti e che ti scorre attraverso le dita, le braccia, le gambe, il petto, la testa, dalla punta dei capelli all'unghia dell'alluce e oltre è talmente palese e immediato che non puoi negarlo. senti che niente può farti male o stupirti, sei materia liquida amalgamata a tutto il resto, invisibile e allo stesso tempo concreta come non ti sei mai sentita, in una insperata pace.

domenica 8 novembre 2009

Sick & Simpliciter

Facile dictu difficile factu. e il dopo ancora di più.
triste malinconica egoista stronza passibile di essere scambiata per indifferente e noncurante e invece dentro, la tempesta, nonostante la scelta sia stata mia, la decisione mia, e il fulmine a ciel sereno per lui che mai mi ha fatto male che mai mi ha lasciato sola.

non lo posso chiamare, perchè è giusto così. sarebbe ancora più egoista. ma il bene che gli voglio, quello resta e non poter sapere anche solo come sta è devastante.

lunedì 26 ottobre 2009

on-going memories

Ti capita di rileggere pezzi di frasi scritte anni fa, block-notes dimenticati in cassetti, sepolti sotto altri cimeli raccolti.
esami e libri e viaggi e sguardi e discorsi e singole parole e malattie e infatuazioni e indecisioni e costrizioni e scelte e esaltazioni e serenità e tristezza e novità e routine e rabbia e urla e pianti e risa e ti rendi conto di essere ancora sempre tu, la tua natura mai diversa, ciclicamente e rinfrancantemente ricorrente.

mercoledì 23 settembre 2009

Dreams

mi basta tornare a casa all'una di notte e vedere un ragazzo che in una via buia in bici spalanca le braccia e grida la sua libertà. mi basta che al semaforo una persona che aspetta che diventi verde semplicemente mi saluti, senza conoscermi, con un sorriso sghembo di mezzo, come se l'essere solo noi due in una piazza vuota con le sole ma invadenti luci dei lampioni al neon fosse già abbastanza per dimenticare la frenesia, le mille distrazioni e preccupazioni di una giornata qualsiasi, mi fa rendere conto di tutto quello che passa semplicemente accanto ai nostri occhi spalancatamente chiusi e che non potremo mai nuovamente guardare, soffermarcici sopra qualche istante, giusto quanto basta per registrarne l'esistenza e magari qualcosa di più. mi basta che qualcuno improvvisi leggero due passi di danza davanti al cofano della mia macchina quando sono parcheggiata ad aspettare, con la musica ad alto volume per ri-immergermi in me, dopo una giornata qualsiasi di alienazione. Le infinite possibilità della vita. Me lo faccio bastare. ma ne vorrei di più. ne vorrei sempre. ritrovare un po' di spensierata umanità in questa città, un'umanità individuale, una sorta di felicità di vivere che quasi ci dimentichiamo, che quasi nascondiamo, dietro alle maschere quotidiane. E stasera non ho paura.

giovedì 16 luglio 2009

.....

a volte mi sento un puzzle di pezzi di altri. fermati-assemblati. di istanti a colori saturi e in bianco e nero. rubo scene, se capita. e rubo pezzi di persone. parole-sguardi. assorbo. eterno foglio di scottex pronto a raccogliere qualche goccia caduta da altri visi altre mani altre teste altre bocche. ma quell'unico modo di assemblarli sono io. quell'unico incastro a cui manca sempre qualcosa. il mio filo conduttore ancora non lo conosco. a volte penso che non mi importi nemmeno saperlo. è il carpire-afferrare-nascondere-fare mio che mi piace. un gioco che diventa lo scopo. rigattiera di tasselli di vite altrui, conservo conservo conservo. e a volte dimentico. e a volte ricordo di avere dimenticato e in quell'istante la mente scatta-vaga-scava-raspa con invisibili unghie il più a fondo possibile per uscirne a mani vuote. e quel vuoto si espande-dilata-ricopre vischioso tutto il resto. impantanata bloccata immobile. perchè allora mi accorgo che ho perso un pezzo di me.

lunedì 13 luglio 2009

Poste Italiane


Attraversi l’elegante ingresso-del-primo-‘900 della sede centrale delle Poste Italiane a Milano e sei catapultato in una sorta di enterprise di colore malaticcio e vetro ovunque. Incredibilmente davanti a te nessuna coda. Del resto sono le ore 8:30 di un già-afosissimo giovedi lugliense. Ti precipiti dunque allo sportello più vicino dove gentilmente ti re-indirizzano ad uno sportello di fronte dal quale ti ri-spediscono allo stesso sportello al quale ti eri diretta in un primo momento. E già ti viene voglia di chiedere se per caso non ti stanno prendendo cortesemente per il culo, questi simpatici impiegati, facendoti partecipare a tua insaputa a giochi-senza-frontiere. Giungi davanti ad un cumulo di rughe tra le quali scorgi un paio di occhi che denotano un certo infastidito livore. Livore che, appena porgi quella sorta di scontrino-da-supermercato-chiamato-avviso-di-giacenza, converge immediatamente verso quello che pare essere un orifizio non propriamente classificabile come “bocca” da cui fuoriesce una serie di fantasiosissimi e coloritissimi improperi difficilmente scindibili. Rimani poco piacevolmente stupita mentre con estrema cautela improvvisi una moonwalk alla Michael Jackson per raggiungere, impercettibilmente, lo sportello appena più in là confidando in un trattamento migliore. Ebbene. Consegni il preziosissimo foglietto, fiduciosa di essere giunta al termine di tale supplizio e invece….vieni ri-mandata allo sportello 3, dove un altro esemplare probabilmente uscito furtivamente da qualche catacomba socchiusa ritira il suddetto scontrino per dartene un secondo unitamente ad una busta in tinta con le pareti di questo surreale luogo. E vieni, nuovamente, eternamente, rimandata ad un altro sportello. Ore: 9:00. Consegni il tutto all’ennesimo impiegato che prima guarda lo scontrino, e dice “Bene. Ora apra la busta”. E questo è il momento in cui ti domandi se per caso non sei stata proiettata a “Il Pacco” e come mai bonolis e voce-da-anatra-laurenti non ti accolgano con un sorriso smagliante e qualche bonario insulto. Invece, apri quella maledetta busta e……è vuota. VUOTA. Al che guardi come istupidita la signorina dinnanzi a te-per fortuna-purtroppo-c'è un vetro di mezzo- perché altrimenti le ti saresti già attaccata al collo in un’inedita versione di intervista-col-vampiro. Lei ti guarda, percepisce la tensione che avanza e l’elettricità nell’aria che aumenta esponenzialmente. Prende quasi-tremante la busta-vuota-che infili nell’apposita fessura-non propriamente quella in cui vorresti inserirla, diciamo- e con la più calma voce possibile ti dice “se aspetta, guardiamo negli elenchi dei giorni scorsi”. Se aspetta. Guardiamo. Negli elenchi dei giorni scorsi. Ora, non ti piace essere una di quelle rompicoglioni del genere-vicina-del­-piano-di-sotto-che-appena-cammini-bussa-col-manico-della-scopa-sul-soffitto, ma tre quesiti a cui sai che non verrà data risposta affiorano spontaneamente nella tua mente: 1. che cazzo ho fatto fino ad adesso se non aspettare? Magari qualcuno che sapesse fare questo lavoro? 2. di quante diaboliche menti avete bisogno per cercare un nome su una lista? E soprattutto 3. fino a che giorno “scorso” dovrete risalire per capire da quale momento avete incasinato il tutto?. A quel punto ti volti spazientita, del resto che altro puoi fare, se non aspettare, e speri che anche le-ora-25-persone-dietro-di-te la pensino allo stesso modo. Rassicuri la signorina-buonasera che compierai il tuo dovere civico di cittadina-modello aspettando pazientemente i probabilissimi tempi biblici che si vanno prospettando, ma che nel mentre gradiresti andare a fumarti una sigaretta. Ore: 9:30. Nel dirigerti verso l’ingresso-uscita dell’enterprise, in cui speri fermamente si faccia vivo prima o poi un capitano Archer capace di dirigere tale delirio burocratico, osservi la nuova ed atterrita vittima del rugoso cerbero dal quale eri riuscita a sfuggire, che mostra evidenti segni di squilibrio psico-fisico. Dopo 2 sigarette, un sospiro per distendere i nervi -sono-le-9:45-devo-ancora-andare-in-tribunale-e-poi-al-lavoro-fino-alle-21:00-ed-è-già-una-giornata-di-merda, rientri e tutto ciò che ti viene detto è: “Ah, ma lei è a posto. È che quello scontrino doveva stare DENTRO la busta. Ed è la notifica che lei ha ricevuto la multa settimana scorsa”. Multa, che peraltro, eri andata a ritirare e pagare ESATTAMENTE nello stesso posto. Una settimana fa. Il quarto quesito vitale si fa strada: Ma perché cazzo non me l’avete detto lo stesso giorno, eh??

....Un giorno ti alzi...


un giorno ti alzi hai 30 anni la sveglia alle 6.45 per non mancare il treno o per non arrivare tardi per via del traffico. caffè-bagno-caffè-bagno questa volta per uscirne scintillante per quanto tu possa dopo aver ricoperto con strati di corteccia di fondotinta-ombretto-mascara le occhiaie ma non solo, dopo aver reso la tua calotta cranica un supporto per quelli che non si sa se ancora siano definibili capelli che ormai sono una sorta di pellicola protettiva e protetta da tutti quei prodotti che oh-è-necessario-per-avere-capelli-di-seta, agenti chimici insospettabili che agiscono appena qualche millimetro al di sopra del tuo cervello. prendi borsa-chiavi-cappotto ed esci e ti immergi nell'ennesima giornata invernale, a milano, il tuo naso è ghiacciato ma i tuoi piedi sono alle hawaii e non per i nuovi collant modellanti-massaggianti-contenitivi-a-vita-bassa ma per i fumi non meglio identificati che escono dal buco del culo di quegli aggeggi sferraglianti che dovrebbero solo portarti da A a B e invece ti propongono DVD-lettore mp3-portabibite-portacellulare-portaborse-portaocchiali-portamiviadaqui. alzi gli occhi e quello che vedi sono tubi sospesi su uno sfondo incolore-non-un-raggio-di-sole perchè è ancora buio ma credi che ne vedrai mai uno, per questi 11 mesi in cui sei addetto ad essere l'ennesimo tassello per cui tutto questo puzzle e catena funzioneranno ben oliati, si spera, altrimenti il tuo stipendio ne risentirà e tu ti preoccuperai, di cosa, le tue bollette riuscirai comunque a pagarle e se non potrai andare in vacanza ci sarà la fedele tv a tenerti compagnia nelle solitarie e accaldate giornate d'estate a milano. arrivi nell’ufficio-box-loculo che ti è stato assegnato, picchietti su una tastiera e cammini porta-quello-da-gianni,porta-questo-da-anna,porta-questo-corpo-automatico-via-da-qui. pausa pranzo che pausa non è, altra gente arriva-chiede-pretende, e tu obbedisci-fai-sorridi, ci sei, ci sei, che a nessuno venga in mente di pensare che non-sei-all'altezza. quello che puoi permetterti in questi ormai-5-minuti-di-pausa è una scatoletta di plastica trasparente, ingurgiti broccoletti al vapore supposte di carote patate bollite e un sottile lembo di carne rosato. butti la scatola, sul coperchio c'è scritto "roast-beef saporito su letto di verdure miste speziate".e ricominci. alle 8 stacchi, prendi borsa-chiavi-cappotto ed esci. il tuo naso congelato e i tuoi piedi alle hawaii ti ricordano che è tutto come prima, ma alzi lo stesso lo sguardo e quello che vedi sono tubi sospesi su uno sfondo incolore. entri in casa doccia-cena-divano. accendi la tv. querule starlettes si prostrano dinnanzi alla telecamera cercando di venderti una poltrona per anziani. click. anziani qui arzilli cercano di convincerti a chiedere un prestito anche se nel tuo certamente misero passato nascondi l'identità di "cattivo pagatore", chissà mai che tu voglia regalare il motorino-super-accessoriato o la borsetta-luis-vuitton alla nipote-stella-dei-tuoi-occhi che appena ne avrà l'occasione ti piazzerà in una clinica-casa-di-riposo per poi venirti a trovare una volta al mese per un anno e poi più nulla-tanto-lì-lo-curano-meglio-che-a-casa. click. donne e uomini che si lanciano in vasche ricolme di insetti mentre il pubblico li addita ridente-ghignante-eccitato-che si chiede se potrà mai avere lo stesso privilegio, quello di farsi strisciare addosso scorpioni-scarafaggi-cavallette per vincere 10.000 euro per pagarsi le tette nuove-la vacanza-la macchina. click. gente che si accapiglia perchè è tornato il fascismo, gente che si accapiglia perchè vuole il comunismo, gente che si accapiglia non sa perchè ma è meglio schierarsi, da qualche parte. bisogna facilitare le altre persone, le persone che ci guardano. dai loro modo di inquadrarti-etichettarti-prevederti-dominarti. stai al tuo posto, basta che sia sempre quello. sii intellegibile, certa, insospettabile, utile il tanto che basta o che si pensa che basti per te. fatti sedare dalle soubrettes taglia-38 e tette-sesta-misura, ridi quando ti mettono le risate di sottofondo, applaudi quando appare la scritta sullo schermo, compra quando un uomo mas-pesce ti propone materassi e trapunte a prezzi imbattibili, riempiti la casa di blackberry,i-pod, lettore dvd, lettore dvx, lavatrice tessuto-sensitiva, chiuditi in casa. Sii Barbie, sii Ken.

Milano-da-bere-e-dimenticare




Serata-aperitivo-cena nella milano bene zona corso sempione. Mai stata prima. Mondo parallelo. Plastico glitterante ammiccante fatti-guardare-guardami-desiderami-ma-da-lontano. Milano-moka siamo polvere di caffè schiacciata pressata in poco spazio e il tempo bolle sotto alle nostre chiappe per poi scorrerci attraverso e carpire il nostro sapore per il godimento di bocche altrui. E arrivi alla sera spossato voglia di strafare strapparti la pelle di dosso e sentirti libero nel mondo ma quel che ti circonda sono solo piccoli lembi di tessuto e paillettes e borse di pelle con lettere incrociate, scarpe con sottili etichette rosse che-lasciano-intuire-da-lontano-senza-essere-invadenti, portachiavi con piccoli cavalli neri su sfondo giallo.Status-symbol forieri di nuovi canoni di valutazione ai quali sai che non potrai né vorrai adattarti. Visi perfetti gambe perfette unghie perfette trucco perfetto sei catapultato in un’isola di icone venerate ed auto incensanti che ti passano accanto accompagnate da sguardi vacui e lubrici smaniosi di avere accanto un simile semovente soprammobile. E intanto senti musica e l’irrefrenabile impulso di alzarti ridere ballare sconvolgere i preordinati schemi le nuove etichette, ti assale, sguscia sotto l’epidermide, ma nessuno seguirà questa tua danza imprevedibile potenzialmente pudico-sismica sei cosciente che nessuno è sulla tua stessa lunghezza d’onda perché divertirsi senza tanti filtri non è il loro scopo. Sono proprio gli orpelli il superfluo l’ultroneo a fare di loro ciò che appaiono-dunque-sono. E tu che non appari-dunque-non-sei fai da comparsa per riempire la scena, cornice involontaria.