martedì 8 dicembre 2009

upside down

a volte sento un bisogno fisico di toccare quello che vedo. un albero. una panchina. una macchina. un portapenne. quasi ad assicurarmi che sia tutto reale o che io non stia scomparendo. sento la necessità di far scorrere le dita lungo superfici-bordi-spigoli. di percepire la consistenza e la fissità di quel singolo oggetto in quel dato momento. a volte preferisco vederci altro, nelle cose. come i cavi elettrici lungo i binari. quelli che si vedono dal finestrino del treno. guardo incantata il loro scorrere. la loro fuga oltre il quadrato di vetro. e il loro accostarsi-allontanarsi-incorciarsi l'uno con l'altro. come la scia di due mosche che resta disegnata nell'aria. mi piace stare seduta con le spalle alla meta, il non poter vedere quello che arriva prima dell'istante stesso in cui attraversa il mio campo visivo. all'improvviso e velocemente. mi dà modo di non poterlo fissare, di non poter afferrarlo ma di dover semplicemente guardarlo passare, senza alcun potere. sensazioni contrapposte.

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