martedì 8 dicembre 2009

...et j'entends siffler le train

mi piace svegliarmi all'alba per partire. nuvole che si diradano-il cielo blu elettrico che si rischiara alle sei e mezza di mattina. la gente ancora assonnata, braccia e gambe intorpidite, con il corpo che si muove prima del cervello. c'è una strana calma, di mattina. la quiete prima della tempesta quotidiana. le parole vengono quasi sussurrate, a quest'ora, come se tutti avessero paura di svegliare qualcuno. e si incontra la gente più disparata. gente che sta finendo il proprio turno e gente che sta per iniziarlo. vedi il mondo passarsi il testimone per continuare in questa staffetta infinita così che tutto continui a funzionare in modo liscio e ben oliato. senza intoppi o ritardi. il grande orologio della vita. tic tac tic tac. siamo tutti lancette che devono fare il proprio giro di quadrante. siamo secondi-minuti-ore. e ognuno verso un obiettivo temporaneo o definitivo che sia. c'è una pubblicità, credo di qualche compagnia di elettricità. si vede tutto dall'alto, quasi dei modellini i palazzi, i parchi e quasi miniature le persone. un immenso colorato formicaio. ecco cosa siamo. in scala 100:1. riusciamo solo a muoverci più velocemente con quello che abbiamo creato. con i treni, le macchine, gli aerei. con internet. e alla fine ognuno vede ciò che vuole vedere. ciò che gli è utile in un modo o nell'altro. ciò che gli agevola la strada. si tende a dimenticare il resto. e si perde il termine di paragone. io scrivo per non dimenticarlo.

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