giovedì 16 luglio 2009

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a volte mi sento un puzzle di pezzi di altri. fermati-assemblati. di istanti a colori saturi e in bianco e nero. rubo scene, se capita. e rubo pezzi di persone. parole-sguardi. assorbo. eterno foglio di scottex pronto a raccogliere qualche goccia caduta da altri visi altre mani altre teste altre bocche. ma quell'unico modo di assemblarli sono io. quell'unico incastro a cui manca sempre qualcosa. il mio filo conduttore ancora non lo conosco. a volte penso che non mi importi nemmeno saperlo. è il carpire-afferrare-nascondere-fare mio che mi piace. un gioco che diventa lo scopo. rigattiera di tasselli di vite altrui, conservo conservo conservo. e a volte dimentico. e a volte ricordo di avere dimenticato e in quell'istante la mente scatta-vaga-scava-raspa con invisibili unghie il più a fondo possibile per uscirne a mani vuote. e quel vuoto si espande-dilata-ricopre vischioso tutto il resto. impantanata bloccata immobile. perchè allora mi accorgo che ho perso un pezzo di me.

lunedì 13 luglio 2009

Poste Italiane


Attraversi l’elegante ingresso-del-primo-‘900 della sede centrale delle Poste Italiane a Milano e sei catapultato in una sorta di enterprise di colore malaticcio e vetro ovunque. Incredibilmente davanti a te nessuna coda. Del resto sono le ore 8:30 di un già-afosissimo giovedi lugliense. Ti precipiti dunque allo sportello più vicino dove gentilmente ti re-indirizzano ad uno sportello di fronte dal quale ti ri-spediscono allo stesso sportello al quale ti eri diretta in un primo momento. E già ti viene voglia di chiedere se per caso non ti stanno prendendo cortesemente per il culo, questi simpatici impiegati, facendoti partecipare a tua insaputa a giochi-senza-frontiere. Giungi davanti ad un cumulo di rughe tra le quali scorgi un paio di occhi che denotano un certo infastidito livore. Livore che, appena porgi quella sorta di scontrino-da-supermercato-chiamato-avviso-di-giacenza, converge immediatamente verso quello che pare essere un orifizio non propriamente classificabile come “bocca” da cui fuoriesce una serie di fantasiosissimi e coloritissimi improperi difficilmente scindibili. Rimani poco piacevolmente stupita mentre con estrema cautela improvvisi una moonwalk alla Michael Jackson per raggiungere, impercettibilmente, lo sportello appena più in là confidando in un trattamento migliore. Ebbene. Consegni il preziosissimo foglietto, fiduciosa di essere giunta al termine di tale supplizio e invece….vieni ri-mandata allo sportello 3, dove un altro esemplare probabilmente uscito furtivamente da qualche catacomba socchiusa ritira il suddetto scontrino per dartene un secondo unitamente ad una busta in tinta con le pareti di questo surreale luogo. E vieni, nuovamente, eternamente, rimandata ad un altro sportello. Ore: 9:00. Consegni il tutto all’ennesimo impiegato che prima guarda lo scontrino, e dice “Bene. Ora apra la busta”. E questo è il momento in cui ti domandi se per caso non sei stata proiettata a “Il Pacco” e come mai bonolis e voce-da-anatra-laurenti non ti accolgano con un sorriso smagliante e qualche bonario insulto. Invece, apri quella maledetta busta e……è vuota. VUOTA. Al che guardi come istupidita la signorina dinnanzi a te-per fortuna-purtroppo-c'è un vetro di mezzo- perché altrimenti le ti saresti già attaccata al collo in un’inedita versione di intervista-col-vampiro. Lei ti guarda, percepisce la tensione che avanza e l’elettricità nell’aria che aumenta esponenzialmente. Prende quasi-tremante la busta-vuota-che infili nell’apposita fessura-non propriamente quella in cui vorresti inserirla, diciamo- e con la più calma voce possibile ti dice “se aspetta, guardiamo negli elenchi dei giorni scorsi”. Se aspetta. Guardiamo. Negli elenchi dei giorni scorsi. Ora, non ti piace essere una di quelle rompicoglioni del genere-vicina-del­-piano-di-sotto-che-appena-cammini-bussa-col-manico-della-scopa-sul-soffitto, ma tre quesiti a cui sai che non verrà data risposta affiorano spontaneamente nella tua mente: 1. che cazzo ho fatto fino ad adesso se non aspettare? Magari qualcuno che sapesse fare questo lavoro? 2. di quante diaboliche menti avete bisogno per cercare un nome su una lista? E soprattutto 3. fino a che giorno “scorso” dovrete risalire per capire da quale momento avete incasinato il tutto?. A quel punto ti volti spazientita, del resto che altro puoi fare, se non aspettare, e speri che anche le-ora-25-persone-dietro-di-te la pensino allo stesso modo. Rassicuri la signorina-buonasera che compierai il tuo dovere civico di cittadina-modello aspettando pazientemente i probabilissimi tempi biblici che si vanno prospettando, ma che nel mentre gradiresti andare a fumarti una sigaretta. Ore: 9:30. Nel dirigerti verso l’ingresso-uscita dell’enterprise, in cui speri fermamente si faccia vivo prima o poi un capitano Archer capace di dirigere tale delirio burocratico, osservi la nuova ed atterrita vittima del rugoso cerbero dal quale eri riuscita a sfuggire, che mostra evidenti segni di squilibrio psico-fisico. Dopo 2 sigarette, un sospiro per distendere i nervi -sono-le-9:45-devo-ancora-andare-in-tribunale-e-poi-al-lavoro-fino-alle-21:00-ed-è-già-una-giornata-di-merda, rientri e tutto ciò che ti viene detto è: “Ah, ma lei è a posto. È che quello scontrino doveva stare DENTRO la busta. Ed è la notifica che lei ha ricevuto la multa settimana scorsa”. Multa, che peraltro, eri andata a ritirare e pagare ESATTAMENTE nello stesso posto. Una settimana fa. Il quarto quesito vitale si fa strada: Ma perché cazzo non me l’avete detto lo stesso giorno, eh??

....Un giorno ti alzi...


un giorno ti alzi hai 30 anni la sveglia alle 6.45 per non mancare il treno o per non arrivare tardi per via del traffico. caffè-bagno-caffè-bagno questa volta per uscirne scintillante per quanto tu possa dopo aver ricoperto con strati di corteccia di fondotinta-ombretto-mascara le occhiaie ma non solo, dopo aver reso la tua calotta cranica un supporto per quelli che non si sa se ancora siano definibili capelli che ormai sono una sorta di pellicola protettiva e protetta da tutti quei prodotti che oh-è-necessario-per-avere-capelli-di-seta, agenti chimici insospettabili che agiscono appena qualche millimetro al di sopra del tuo cervello. prendi borsa-chiavi-cappotto ed esci e ti immergi nell'ennesima giornata invernale, a milano, il tuo naso è ghiacciato ma i tuoi piedi sono alle hawaii e non per i nuovi collant modellanti-massaggianti-contenitivi-a-vita-bassa ma per i fumi non meglio identificati che escono dal buco del culo di quegli aggeggi sferraglianti che dovrebbero solo portarti da A a B e invece ti propongono DVD-lettore mp3-portabibite-portacellulare-portaborse-portaocchiali-portamiviadaqui. alzi gli occhi e quello che vedi sono tubi sospesi su uno sfondo incolore-non-un-raggio-di-sole perchè è ancora buio ma credi che ne vedrai mai uno, per questi 11 mesi in cui sei addetto ad essere l'ennesimo tassello per cui tutto questo puzzle e catena funzioneranno ben oliati, si spera, altrimenti il tuo stipendio ne risentirà e tu ti preoccuperai, di cosa, le tue bollette riuscirai comunque a pagarle e se non potrai andare in vacanza ci sarà la fedele tv a tenerti compagnia nelle solitarie e accaldate giornate d'estate a milano. arrivi nell’ufficio-box-loculo che ti è stato assegnato, picchietti su una tastiera e cammini porta-quello-da-gianni,porta-questo-da-anna,porta-questo-corpo-automatico-via-da-qui. pausa pranzo che pausa non è, altra gente arriva-chiede-pretende, e tu obbedisci-fai-sorridi, ci sei, ci sei, che a nessuno venga in mente di pensare che non-sei-all'altezza. quello che puoi permetterti in questi ormai-5-minuti-di-pausa è una scatoletta di plastica trasparente, ingurgiti broccoletti al vapore supposte di carote patate bollite e un sottile lembo di carne rosato. butti la scatola, sul coperchio c'è scritto "roast-beef saporito su letto di verdure miste speziate".e ricominci. alle 8 stacchi, prendi borsa-chiavi-cappotto ed esci. il tuo naso congelato e i tuoi piedi alle hawaii ti ricordano che è tutto come prima, ma alzi lo stesso lo sguardo e quello che vedi sono tubi sospesi su uno sfondo incolore. entri in casa doccia-cena-divano. accendi la tv. querule starlettes si prostrano dinnanzi alla telecamera cercando di venderti una poltrona per anziani. click. anziani qui arzilli cercano di convincerti a chiedere un prestito anche se nel tuo certamente misero passato nascondi l'identità di "cattivo pagatore", chissà mai che tu voglia regalare il motorino-super-accessoriato o la borsetta-luis-vuitton alla nipote-stella-dei-tuoi-occhi che appena ne avrà l'occasione ti piazzerà in una clinica-casa-di-riposo per poi venirti a trovare una volta al mese per un anno e poi più nulla-tanto-lì-lo-curano-meglio-che-a-casa. click. donne e uomini che si lanciano in vasche ricolme di insetti mentre il pubblico li addita ridente-ghignante-eccitato-che si chiede se potrà mai avere lo stesso privilegio, quello di farsi strisciare addosso scorpioni-scarafaggi-cavallette per vincere 10.000 euro per pagarsi le tette nuove-la vacanza-la macchina. click. gente che si accapiglia perchè è tornato il fascismo, gente che si accapiglia perchè vuole il comunismo, gente che si accapiglia non sa perchè ma è meglio schierarsi, da qualche parte. bisogna facilitare le altre persone, le persone che ci guardano. dai loro modo di inquadrarti-etichettarti-prevederti-dominarti. stai al tuo posto, basta che sia sempre quello. sii intellegibile, certa, insospettabile, utile il tanto che basta o che si pensa che basti per te. fatti sedare dalle soubrettes taglia-38 e tette-sesta-misura, ridi quando ti mettono le risate di sottofondo, applaudi quando appare la scritta sullo schermo, compra quando un uomo mas-pesce ti propone materassi e trapunte a prezzi imbattibili, riempiti la casa di blackberry,i-pod, lettore dvd, lettore dvx, lavatrice tessuto-sensitiva, chiuditi in casa. Sii Barbie, sii Ken.

Milano-da-bere-e-dimenticare




Serata-aperitivo-cena nella milano bene zona corso sempione. Mai stata prima. Mondo parallelo. Plastico glitterante ammiccante fatti-guardare-guardami-desiderami-ma-da-lontano. Milano-moka siamo polvere di caffè schiacciata pressata in poco spazio e il tempo bolle sotto alle nostre chiappe per poi scorrerci attraverso e carpire il nostro sapore per il godimento di bocche altrui. E arrivi alla sera spossato voglia di strafare strapparti la pelle di dosso e sentirti libero nel mondo ma quel che ti circonda sono solo piccoli lembi di tessuto e paillettes e borse di pelle con lettere incrociate, scarpe con sottili etichette rosse che-lasciano-intuire-da-lontano-senza-essere-invadenti, portachiavi con piccoli cavalli neri su sfondo giallo.Status-symbol forieri di nuovi canoni di valutazione ai quali sai che non potrai né vorrai adattarti. Visi perfetti gambe perfette unghie perfette trucco perfetto sei catapultato in un’isola di icone venerate ed auto incensanti che ti passano accanto accompagnate da sguardi vacui e lubrici smaniosi di avere accanto un simile semovente soprammobile. E intanto senti musica e l’irrefrenabile impulso di alzarti ridere ballare sconvolgere i preordinati schemi le nuove etichette, ti assale, sguscia sotto l’epidermide, ma nessuno seguirà questa tua danza imprevedibile potenzialmente pudico-sismica sei cosciente che nessuno è sulla tua stessa lunghezza d’onda perché divertirsi senza tanti filtri non è il loro scopo. Sono proprio gli orpelli il superfluo l’ultroneo a fare di loro ciò che appaiono-dunque-sono. E tu che non appari-dunque-non-sei fai da comparsa per riempire la scena, cornice involontaria.