lunedì 13 luglio 2009

Poste Italiane


Attraversi l’elegante ingresso-del-primo-‘900 della sede centrale delle Poste Italiane a Milano e sei catapultato in una sorta di enterprise di colore malaticcio e vetro ovunque. Incredibilmente davanti a te nessuna coda. Del resto sono le ore 8:30 di un già-afosissimo giovedi lugliense. Ti precipiti dunque allo sportello più vicino dove gentilmente ti re-indirizzano ad uno sportello di fronte dal quale ti ri-spediscono allo stesso sportello al quale ti eri diretta in un primo momento. E già ti viene voglia di chiedere se per caso non ti stanno prendendo cortesemente per il culo, questi simpatici impiegati, facendoti partecipare a tua insaputa a giochi-senza-frontiere. Giungi davanti ad un cumulo di rughe tra le quali scorgi un paio di occhi che denotano un certo infastidito livore. Livore che, appena porgi quella sorta di scontrino-da-supermercato-chiamato-avviso-di-giacenza, converge immediatamente verso quello che pare essere un orifizio non propriamente classificabile come “bocca” da cui fuoriesce una serie di fantasiosissimi e coloritissimi improperi difficilmente scindibili. Rimani poco piacevolmente stupita mentre con estrema cautela improvvisi una moonwalk alla Michael Jackson per raggiungere, impercettibilmente, lo sportello appena più in là confidando in un trattamento migliore. Ebbene. Consegni il preziosissimo foglietto, fiduciosa di essere giunta al termine di tale supplizio e invece….vieni ri-mandata allo sportello 3, dove un altro esemplare probabilmente uscito furtivamente da qualche catacomba socchiusa ritira il suddetto scontrino per dartene un secondo unitamente ad una busta in tinta con le pareti di questo surreale luogo. E vieni, nuovamente, eternamente, rimandata ad un altro sportello. Ore: 9:00. Consegni il tutto all’ennesimo impiegato che prima guarda lo scontrino, e dice “Bene. Ora apra la busta”. E questo è il momento in cui ti domandi se per caso non sei stata proiettata a “Il Pacco” e come mai bonolis e voce-da-anatra-laurenti non ti accolgano con un sorriso smagliante e qualche bonario insulto. Invece, apri quella maledetta busta e……è vuota. VUOTA. Al che guardi come istupidita la signorina dinnanzi a te-per fortuna-purtroppo-c'è un vetro di mezzo- perché altrimenti le ti saresti già attaccata al collo in un’inedita versione di intervista-col-vampiro. Lei ti guarda, percepisce la tensione che avanza e l’elettricità nell’aria che aumenta esponenzialmente. Prende quasi-tremante la busta-vuota-che infili nell’apposita fessura-non propriamente quella in cui vorresti inserirla, diciamo- e con la più calma voce possibile ti dice “se aspetta, guardiamo negli elenchi dei giorni scorsi”. Se aspetta. Guardiamo. Negli elenchi dei giorni scorsi. Ora, non ti piace essere una di quelle rompicoglioni del genere-vicina-del­-piano-di-sotto-che-appena-cammini-bussa-col-manico-della-scopa-sul-soffitto, ma tre quesiti a cui sai che non verrà data risposta affiorano spontaneamente nella tua mente: 1. che cazzo ho fatto fino ad adesso se non aspettare? Magari qualcuno che sapesse fare questo lavoro? 2. di quante diaboliche menti avete bisogno per cercare un nome su una lista? E soprattutto 3. fino a che giorno “scorso” dovrete risalire per capire da quale momento avete incasinato il tutto?. A quel punto ti volti spazientita, del resto che altro puoi fare, se non aspettare, e speri che anche le-ora-25-persone-dietro-di-te la pensino allo stesso modo. Rassicuri la signorina-buonasera che compierai il tuo dovere civico di cittadina-modello aspettando pazientemente i probabilissimi tempi biblici che si vanno prospettando, ma che nel mentre gradiresti andare a fumarti una sigaretta. Ore: 9:30. Nel dirigerti verso l’ingresso-uscita dell’enterprise, in cui speri fermamente si faccia vivo prima o poi un capitano Archer capace di dirigere tale delirio burocratico, osservi la nuova ed atterrita vittima del rugoso cerbero dal quale eri riuscita a sfuggire, che mostra evidenti segni di squilibrio psico-fisico. Dopo 2 sigarette, un sospiro per distendere i nervi -sono-le-9:45-devo-ancora-andare-in-tribunale-e-poi-al-lavoro-fino-alle-21:00-ed-è-già-una-giornata-di-merda, rientri e tutto ciò che ti viene detto è: “Ah, ma lei è a posto. È che quello scontrino doveva stare DENTRO la busta. Ed è la notifica che lei ha ricevuto la multa settimana scorsa”. Multa, che peraltro, eri andata a ritirare e pagare ESATTAMENTE nello stesso posto. Una settimana fa. Il quarto quesito vitale si fa strada: Ma perché cazzo non me l’avete detto lo stesso giorno, eh??

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