giovedì 31 dicembre 2009

the simple life

hai una richiesta di amicizia-mostra le foto in cui ci sono io-guarda i miei video-a cosa stai pensando?-aggiungi agli amici-visualizza tutti i 16 commenti-a XXX piace questo elemento-parla con un personaggio a caso-XXX è stato taggato in una foto-hai ricevuto 3 inviti a dei gruppi-vuoi iscriverti a questo gruppo?-XXX ha commentato il tuo stato

suggerimenti-reti-situazione sentimentale-città natale-città in cui ti trovi adesso-amici in comune

mostra tutto-conferma-ignora


ignora tutto

lunedì 28 dicembre 2009

inutile stare a pensare perchè l'importante pare sia l'avere sempre il coltello dalla parte del manico. in un modo o nell'altro. essere in controllo della situazione. non cedere nonostante tutto.

il punto è non concentrarsi su una cosa sola ma su molte contemporaneamente. ed essere pronta a saltare. ma esserlo davvero. non immergersi mai fino in fondo. bagnarsi solo la punta delle dita. il rischio è perdersi il meglio.

giovedì 10 dicembre 2009

e ci sono volte in cui ti ritorna la fiducia. come questa. fini di giornate imprevedibili. ti organizzi per vederti con un'amica in un pub e finisce che vi trovate a parlare con persone che prese singolarmente rientrano nell'ordinaria categorizzazione della vita, fin quasi a sfiorare la banalità, ma che casualmente accostate-aggregate-mescolate in un posto ristretto riescono a trasformare l'intera serata, come se il gruppo che ne viene fuori fosse quasi sbucato da un romanzo con un finale inaspettato. e nell'insieme ti appaiono come i personaggi più assurdi: un pittore, un poliziotto della scientifica, due baristi di lunga data, uno studente di legge e una di letteratura, tu, praticante avvocato e tante altre comparse allegre sullo sfondo. a parlare di tutto e di niente, a ridere come se vi conosceste da sempre. folle mix ad alta esplosività. ma questa esplosione non fa morti o feriti. no. questa esplosione ti ricorda perchè sei innamorata della gente.

martedì 8 dicembre 2009

upside down

a volte sento un bisogno fisico di toccare quello che vedo. un albero. una panchina. una macchina. un portapenne. quasi ad assicurarmi che sia tutto reale o che io non stia scomparendo. sento la necessità di far scorrere le dita lungo superfici-bordi-spigoli. di percepire la consistenza e la fissità di quel singolo oggetto in quel dato momento. a volte preferisco vederci altro, nelle cose. come i cavi elettrici lungo i binari. quelli che si vedono dal finestrino del treno. guardo incantata il loro scorrere. la loro fuga oltre il quadrato di vetro. e il loro accostarsi-allontanarsi-incorciarsi l'uno con l'altro. come la scia di due mosche che resta disegnata nell'aria. mi piace stare seduta con le spalle alla meta, il non poter vedere quello che arriva prima dell'istante stesso in cui attraversa il mio campo visivo. all'improvviso e velocemente. mi dà modo di non poterlo fissare, di non poter afferrarlo ma di dover semplicemente guardarlo passare, senza alcun potere. sensazioni contrapposte.

...et j'entends siffler le train

mi piace svegliarmi all'alba per partire. nuvole che si diradano-il cielo blu elettrico che si rischiara alle sei e mezza di mattina. la gente ancora assonnata, braccia e gambe intorpidite, con il corpo che si muove prima del cervello. c'è una strana calma, di mattina. la quiete prima della tempesta quotidiana. le parole vengono quasi sussurrate, a quest'ora, come se tutti avessero paura di svegliare qualcuno. e si incontra la gente più disparata. gente che sta finendo il proprio turno e gente che sta per iniziarlo. vedi il mondo passarsi il testimone per continuare in questa staffetta infinita così che tutto continui a funzionare in modo liscio e ben oliato. senza intoppi o ritardi. il grande orologio della vita. tic tac tic tac. siamo tutti lancette che devono fare il proprio giro di quadrante. siamo secondi-minuti-ore. e ognuno verso un obiettivo temporaneo o definitivo che sia. c'è una pubblicità, credo di qualche compagnia di elettricità. si vede tutto dall'alto, quasi dei modellini i palazzi, i parchi e quasi miniature le persone. un immenso colorato formicaio. ecco cosa siamo. in scala 100:1. riusciamo solo a muoverci più velocemente con quello che abbiamo creato. con i treni, le macchine, gli aerei. con internet. e alla fine ognuno vede ciò che vuole vedere. ciò che gli è utile in un modo o nell'altro. ciò che gli agevola la strada. si tende a dimenticare il resto. e si perde il termine di paragone. io scrivo per non dimenticarlo.

sabato 5 dicembre 2009

la storia non si fa con i se alias un'altra possibilità

Vivamo in un mondo che è l'espressione di una sola unica possibilità tra le infinite che avremmo potuto scegliere di vivere. ogni risposta a ciascuna di queste domande. e se non avessimo inventato le macchine? non saremmo schiavi di stupide linee disegnate per terra, gialle-bianche-blu che delimitano i nostri spazi e la cui singola violazione non punita ci sembra una conquista che ci dà una certa soddisfazione. delle stupide linee disegnate per terra. e se non avessimo inventato i semafori? Luci colorate continuano a-indirizzarci-a-farci-stare-fermi-a-farci-ripartire. e se non avessimo inventato la pubblicità? le cose non avrebbero cambiato nome. uno straccio da terra non si sarebbe chiamato mociovileda. una pastiglietta bianca non si sarebbe chiamata aspirina. E una persona non ci sarebbe sembrata anonima per il solo fatto di non mostrare scritte-marchi-simboli per noi riconoscibili e rassicuranti. E se non avessimo inventato i computer, i cellulari? potremmo guardarci in faccia senza avere paura di uno sguardo diretto che ora ci dà la sensazione di una prepotenza. non avremmo paura delle altre persone. I sorrisi sarebbero la normalità, forse. E se non avessimo inventato gli aerei? Ogni viaggio avrebbe avuto il suo gusto, ogni singolo minuto avrebbe avuto il suo ruolo. Ora non contano più, i minuti. I minuti sono quello che prima erano le ore, i giorni. Meno se ne impiegano, meglio è, per andare da una parte ad un’altra. Il corpo del nostro tempo è diventato uno scheletro. Occhi-capelli-carne-denti-labbra gettati via. Bastano i muscoli e le ossa perché il tutto stia in piedi. E in fondo, gli scheletri hanno tutti la stessa forma.

giovedì 3 dicembre 2009

...

come piccole formiche ci affanniamo per portare le nostre briciole a casa. guardo la gente in metropolitana e, ad estraniarsi un po', si riescono a vedere tutte le dinamiche di vita da un punto da cui appaiono così assurde, quasi, così tragicamente comiche. se si potesse solo godere del mondo invece di passare l'intera esistenza a fare qualcosa che non ci piace, per lo più. ci si perde un sacco di esperienze, là fuori. un sacco di cose che non vedremo mai, nel nostro essere fagocitati in piccoli mondi incapsulati, dove ci dimeniamo per il beneficio di qualcosa o qualcuno sconosciuto. e la rabbia impotente quando scopriremo che non si può recuperare nulla e per non cadere in una depressione disperante ci loderemo da soli per quanto di materiale siamo riusciti ad accatastare, perchè di tutto il resto avremo quasi del tutto perso coscienza. ma c'è un intero mondo, fuori, a cui io non voglio rinunciare. è difficile non farsi circuire da tutto questo quando tempo per altro non ne hai e quando la tua vita ruota intorno al lavoro. e il poco tempo libero che hai lo passi pigramente in casa, sul divano, a guardare qualche stupido programma domenicale, con finta gente immersa in finte relazioni che ti lancia ammiccanti falsi sorrisi da quel suo set di celluloide e silicone rinchiuso in una scatola.

martedì 1 dicembre 2009

non bisogna cascare nella trappola. anche se ce la si sta costruendo intorno da soli. nessuna debolezza-necessaria coerenza.