mercoledì 1 dicembre 2010
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Tutti i prodotti sono divisi in file ordinate. Quelli che vanno venduti di più, esattamente all'altezza degli occhi, a portata di mano. Quelli meno attraenti e meno costosi, negli scaffali dal ginocchio in giù.
La musica è banale, rassicurante. Il ritmo ripetitivo della canzone, oscillante tra il sentimentale e l'amichevole, sembra scandire i movimenti di chi involontariamente la ascolta. Nessuno si sognerebbe di fare una pazzia con una colonna sonora del genere. E non è neanche di quelle canzoni che a volte senti nei film, che proprio per la loro insulsa melodia si incastrano perfettamente con la scena di un'improvvisa rapina a mano armata. Questa musica vuole farti sentire a tuo agio. Il volume è giusto. Né troppo alto, né troppo basso. Così, se ti ritrovi a non sapere cosa dire a chi ti ha accompagnato a fare la spesa o mentre sei in attesa che ti servano al banco macelleria, non ti senti poi tanto solo o fuori posto.
Ognuno è in fila indiana con il proprio carrello più o meno pieno di cose che dovrà ingerire ed espellere dopo qualche ora. piselli surgelati. gorgonzola. biscotti con gocce di cioccolato. costine di maiale. cipolle. etti di prosciutto cotto sottovuoto. coca cola. lattuga già lavata in comode buste di plastica sigillate. bottiglie di vino. branzini. tacos. barattoli di caffè macinato.
Ogni cosa con il proprio codice a barre stampato sul lato, o sullo spigolo, quelli che la cassiera impiega circa 5 minuti a battere, provando tutte le possibili angolazioni, per poi rinunciare e inserire la serie di numeri a mano, con una certa aria indolente, da fine turno.
Ognuno nel proprio infinitesimale territorio, nella propria bolla involabile. Le barriere. Mi chiedo perchè non si riesca a percepirsi tutti come un'unico malleabile composto. Perchè non sentirsi l'uno l'estensione dell'altro. Senza blocchi o diffidenze. Perchè avere bisogno di un carrello per trincerarcisi dietro. Perchè evitare gli sguardi altrui. Perchè non concedere un sorriso in più, senza doverne avere per forza una ragione. Perchè continuare a farsi domande senza avere il coraggio di chiedere.
Volti stanchi. Che non alzano quasi gli occhi quando si trovano alla cassa a pagare quello con cui hanno stipato il carrello. Sguardo fisso sui divisori interni del portafoglio. Come se ogni risposta fosse là. Cosa mai ci sarà di tanto importante. Che blocca. Che intimorisce. Che ferma e separa.
lunedì 18 ottobre 2010
the world is not enough
I know how to heal
I know what to show
And what to conceal
I know when to talk
And I know when to touch
No-one ever die from wanting to much
The world is not enough
But it is such a perfect place to start...my love
And if you're strong enough
Together we can take the world apart...my love
People like us
Know how to survive
There's no point in living
If you can't feel the life
We know when to kiss
And we know when to kill
If we can't have it all
Then nobody will
The world is not enough
But it is such a perfect place to start...my love
And if you're strong enough
Together we can take the world apart...my love
(I...)I feel safe
(I...)I feel scared
(I...)I feel ready
(I...)And yet unprepared
The world is not enough
But it is such a perfect place to start...my love
And if you're strong enough
Together we can take the world apart...my love
The world is not enough
No nowhere near enough...
delirium tremens
I've got dreams to remember
(O. Redding)
è già tutto così brutale.
Le cinture di sicurezza non servono a granché.
martedì 7 settembre 2010
qualche tempo fa
bruciore che mangia lo stomaco mentre brividi solcano la pelle. vorresti smettere di pensare e non riesci non riesci. ridimensioni. ma niente è più vivo di questo stato imprigionato tra gioia e terrore. tra eros e thanatos. una spanna sopra ad altri ma nel ventre sotterrata, invisibile. kayak trascinato su onde di un oceano impetuoso sopra cui sole impietoso e tempesta inclemente fanno spazio l'uno all'altra nel gioco di luci-ombre che tutto muove.
ti chiedi come. e perchè e ancora provi a non pensare alle risposte e a sfuggire nuovamente alle domande per non schiantarti contro un muro di realtà così freddo e asettico. non è ancora tempo. ma lo sarà. prima o poi, lo sarà.
e sarà brusco, cattivo, repentino. una lama che squarcerà carni come fossero fogli di carta tesi. e non potrai fare nulla. se non scrivere e parlare a te stessa. come ora, nel vano tentativo di riportare i piedi su terra solida e compatta e rassicurante.
speri che sia vero. ma qualcosa in fondo alle viscere ti dice che non è così e che è costantemente danza che finita la canzone ti lascerà in un angolo, palpitante e sudata con gli occhi in cerca del prossimo ballerino che ti inviterà. ma non ce ne saranno. perchè questo ballo sarà l'ultimo.
lunedì 14 giugno 2010
E.

Ci sono situazioni irrisolvibili, irredimibili. non c'è modo di poterle cambiare. è quando ti rendi conto di questo, che un po' tutto crolla su sé stesso e non sai bene in che direzione muovere i prossimi passi. Non pianifichi. Sei solo amareggiata e dispiaciuta e con un vano dentro che prima ospitava qualcosa che ora si è smaterializzato. Da un lato speri che si ricomponga davanti ai tuoi occhi, se non direttamente dentro di te. Dall'altro la razionalità ti dice che se così è andata, non puoi fare granché. E allora il senso di disperata impotenza ti assale subdolamente dall'interno. E ti corrode un po'. Non sai bene come comportarti, attratta come sei verso opposti desideri.
venerdì 16 aprile 2010
mercoledì 14 aprile 2010
giovedì 8 aprile 2010
dall'alto sembra tutto più piccolo

